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Storia
Nota per la
sua bellezza misteriosa, la sua eleganza
selvaggia, le sue leggendarie proprietà
terapeutiche, l' ALOE ARBORESCENS in alcune
civiltà fu considerata una divinità.
Chiamata "pianta della salute e della
bellezza", "pianta delle bruciature",
"pianta dei primi soccorsi", anche
"pianta dei miracoli", ottenne la
sua prima menzione storica nel 1500 a.C.,
nel papiro di Ebers.
Questi documenti egiziani descrivevano nei
più minuziosi dettagli il valore medicinale
dell'Aloe. Ritenuta la pianta il cui sangue
donava bellezza, salute ed eternità,
la chiamavano la "pianta dell'immortalità".
L'autore dell'Erbario greco, Dioscoride
(41-48 d.C.), dice che la pianta ha il potere
di "conciliare il sonno, fortificare
il corpo, far dimagrire la pancia e purificare
lo stomaco; può essere applicata in
caso di ferite, emorroidi, mal di testa, caduta
dei capelli, malattia della bocca e delle
gengive, bruciature causate dal sole, malattie
della pelle ed altre ancora.
Per gli imperatori della Cina mistica,
le spinose foglie curative dell'Aloe personificavano
le unghie sacre della divinità; essi
la chiamavano "Lu-Hui", ritenendola
buona per la salute, la felicità, l'amore,
la longevità e la potenza sessuale.
Nell'India veniva chiamata "scettro
divino" le cui foglie indicavano
il cielo. Gli indios americani la chiamavano
"la bacchetta magica del cielo",
facendo parte delle 16 piante sacre adorate
come divinità.
Nel Giappone la chiamavano "Isha Irasu",
che significa "non ha bisogno di medico".
Le tribù africane, durante le epidemie
influenzali, si lavavano in infusi di Aloe
per eliminare i virus. Persino nella Bibbia
essa viene menzionata nel Vangelo di Giovanni
19,39. |
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